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Le Valli del Mincio: un vero paradiso naturale

Vista MincioSi tratta di una delle più vaste ed importanti zone umide dell'Italia settentrionale, dove le acque permangono ad esigua profondità per un periodo di tempo sufficientemente lungo da consentire la formazione di sedimenti, la crescita di molte comunità vegetali igrofile, nonché la presenza di numerose popolazioni animali ad esse associate.

Massima tutela

Questo patrimonio è conservato attraverso vari regimi di tutela. Sono infatti istituiti:
- l'Area a Riserva Naturale "Valli del Mincio", per un'estensione di 1081,70 ettari;
- il SIC (Sito di Interesse Comunitario) "Ansa e Valli del Mincio", su una superficie di circa 1.517 ettari, per uno sviluppo lineare di circa 6,7 km. lungo l'asta del fiume Mincio;
- la ZPS (Zona di Protezione Speciale per l'avifauna) "Valli del Mincio" per una superficie totale di 1.947,72 ettari, che si estende per circa 15 km, fino ad abbracciare la città di Mantova.
Questi regimi di tutela si sovrappongono ed interagiscono tra di loro al fine di difendere questo tesoro naturale dalle forti pressioni antropiche che lo circondano e lo attanagliano.

Un panorama "antico"

L'aspetto attuale di questi ambienti è riconducibile già alle prime opere di arginatura ed imbrigliamento del primo millennio, culminate nel 1190 con le costruzioni, proposte da Alberto Pitentino, della Diga dei Mulini e del sostegno di Governolo, create allo scopo di rendere più efficace la difesa della città di Mantova e di migliorare le condizioni di navigazione. Le menzionate opere hanno di fatto consentito l'innalzamento e l'allargamento del Lago Superiore e la formazione dei laghi di Mezzo, Inferiore e Paiolo, quest'ultimo ora scomparso, che circondano la città di Mantova.
In prossimità di Rivalta, il Mincio si allarga a formare un'ampia zona valliva: il corso del fiume si divide in più tronchi, tracciando tra i canneti una fitta rete di canali che si allargano a volte in ampi specchi d'acqua o in piccoli chiari. E' questo il tratto di fiume che presenta le caratteristiche floristiche, vegetazionali e faunistiche più ricche ed interessanti.

Una flora varia e preziosa

Sono infatti presenti numerose specie vegetali palustri e acquatiche, alcune delle quali rare o a rischio di estinzione. In totale si tratta di 60 entità di interesse conservazionistico, che rappresentano il 20% della flora presente in questi siti.
Nei canali dove l'acqua scorre più velocemente, con acque più limpide e fredde, si instaurano specie acquatiche molto specializzate: la Vallisneria (Vallisneria spiralis), i Millefoglio d'acqua (Myriophyllum spicatum e Myriophyllum verticillatum), la Brasca a foglie sottili, (Potamogeton trichoides), l'Erba gamberaia (Callitriche stagnalis).
Sugli specchi d'acqua vegetano lamineti di Ninfea bianca (Nymphaea alba), Nannufero (Nuphar lutea) e Castagna d'acqua (Trapa natans).
Verso le sponde, il lamineto si raccorda progressivamente ai canneti, che occupano vaste superfici, soprattutto in sponda destra.
Tra le specie più vistose che accompagnano la canna palustre sono da annoverare l'Ibisco palustre (Hibiscus palustris), l'Iris palustre (Iris pseudacorus), il Garofanino d'acqua (Epilobium hirsutum), l'Altea o Bismalva (Althaea officinalis), la Veronica acquatica (Veronica anagallis-aquatica), il Nontiscordardimè (Myosotis scorpioides) ecc..
In riva sinistra, dove il suolo si innalza più gradualmente, il canneto viene via via sostituito da estese praterie a prevalenza di Carice stretta (Carex elata). La Carice stretta forma nelle praterie dei cuscinetti elevati che lasciano tra loro infiniti canaletti dove l'acqua ristagna a lungo. In questi canaletti si inseriscono molte altre specie igrofile quali la Genziana di palude (Gentiana pneumonanthe), il Senecio palustre (Senecio paludosus), l'Erioforo (Eriophorum latifolium), l'Orchidea incarnata (Orchis incarnata), l'Orchidea spiralata estiva (Spiranthes aestivalis), l'Aglio palustre (Allium angulosum), l'Aglio odoroso (Allium suaveolens) ecc..
Man mano che la quota sale i terreni subiscono un minor inondamento periodico e la vegetazione muta: compaiono le specie dei prati umidi a prevalenza di Molinia (Molinia caerulea), accompagnata da Tormentilla (Potentilla erecta), Ginestra dei tintori (Genista tinctoria), Salcerella (Lythrum salicaria), alcuni Giunchi (Schoenus nigricans, Juncus articulatus, Juncus subnodulosus) ecc...
La fascia retrostante di vegetazione pioniera che si insedia sul detrito alluvionale soggetto alle sommersioni stagionali è essenzialmente legnosa. Dal punto di vista floristico e fisionomico domina il Salice cinerino (Salix cinerea), a formare densi cespuglieti all'interno dei canneti.
Nei pressi di Mantova la vegetazione palustre lascia il posto ai laghi di Mantova: di questi solo il Lago Superiore mostra ancora caratteristiche palustri, con ampie isole galleggianti di Ninfea, Nannufero e Fior di loto.
La seriazione delle formazioni vegetali continua con la boscaglia a prevalenza di salice bianco che trova la sua massima espressione lungo la sponda sinistra del Lago Inferiore.

Una fauna straordinaria

Il corridoio ecologico del Mincio, per la sua collocazione geografica, costituisce una rotta migratoria di grande importanza per molte specie di Uccelli.

Nei siti sono infatti presenti 55 specie di interesse comunitario di cui 13 nidificanti; sono poi presenti altre 149 specie di uccelli, tra stanziali, migratrici e svernanti.
Tra le specie maggiormente presenti sono da ricordare i vari aironi coloniali (Airone rosso, Airone bianco maggiore, Airone cenerino, Nitticora, Sgarza ciuffetto, Garzetta, Airone guardabuoi), i rapaci diurni (Falco di palude, Albanella minore, Smeriglio, Pellegrino), gli svassi e le anatre (Tuffetto, Svasso maggiore, Germano reale, Cigno reale ecc.).
Nei siti sono presenti due specie di Anfibi ed una specie di Rettili di interesse comunitario: la Rana di Lataste (Rana latastei), il Tritone crestato (Triturus carnifex) e la Testuggine palustre (Emys orbicularis).
Tra le 290 specie di Invertebrati censite, 10 sono incluse negli allegati della Direttiva Habitat: tra queste sono da ricordare il Gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), lo Scarabeo eremita (Osmoderma eremita), specie prioritaria e la Licena delle paludi (Lycaena dispar).

Una poetica presenza alloctona

Da quasi un secolo, tra la fine di giugno ed il mese di agosto, si assiste alla fioritura particolare di una specie alloctona ed esotica, il "Nelumbium speciosum", probabilmente più noto come "Fior di Loto". Per quanto alloctona, appunto, si tratta di una splendida pianta acquatica, di origine asiatica, che affonda i suoi rizomi (radici) nel limo e raggiunge con lunghissimi gambi la superficie acquatica su cui si stagliano le larghe foglie tonde, con un diametro che spesso supera il metro, chiamate "caplas" (cappellacci) dai mantovani.
Hanno eleganti fiori di colore rosa, grandi come quelli delle magnolie: sono oggetto di suggestive visite da parte di turisti e visitatori ammirati. Il loro avvento a Mantova dell'oriente, anzi, più esattamente, dall'orto botanico di Parma, ma la loro origine effettiva è ben più lontana, risale all'ottobre 1921. Fu un'assistente alla facoltà di scienze naturali dell'università parmense, la professoressa Maria Pellegreffi Zanbianchi, a sperimentare se effettivamente l'habitat del Lago Superiore, a ridosso delle Valli del Mincio, fosse ideale per una specie così lontana. Così fu, al punto che oggi é di numerosi ettari lo spazio che questa specie indubbiamente suggestiva si è conquistata creando una vera e propria isola e "coronando" buona parte del resto della vegetazione che si affaccia, tra le Valli ed il lago Superiore, sul ramo principale del Fiume Mincio.

Foto: Gian Maria Pontiroli

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